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Nella seconda metà dell'Ottocento si assiste ad una forte trasformazione degli equilibri sociali ed economici.



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La borghesia, da mezzo secolo protagonista della storia politica europea, deve misurarsi con le rivendicazioni delle nascenti organizzazioni operaie (partiti e sindacati).

L'industrializzazione, da un lato, ha impresso un forte impulso alla produzione ed ha avviato il processo di urbanizzazione, dovuto alla richiesta di manodopera nelle industrie, dall'altro lato ha determinato un decisivo mutamento della società e degli stili di vita, cui si accompagnano forti squilibri sociali. Le masse divengono le nuove protagoniste e l'arte, che è espressione della storia individuale e collettiva dell'uomo, registra queste trasformazioni: i quadri del Realismo mettono in luce le condizioni delle classi povere; le opere impressioniste descrivono i boulevards affollati di gente anonima.

La crisi della cultura romantica vede l'affermarsi di uno spirito pratico: si fa strada il Positivismo, corrente di pensiero secondo la quale ogni fenomeno va spiegato attraverso principi sperimentali, e comunque verificato attraverso l'esperienza. Il metodo che era stato attribuito alla scienza, è ora esteso a tutto ciò che riguarda l'uomo: nascono le scienze sociali.

A partire dagli ultimi decenni del secolo, tuttavia, emerge la tendenza all'Irrazionalismo. Artisti e uomini di cultura affermano la propria individualità, criticando la società borghese e i suoi vuoti valori economici. Questo disagio esistenziale è espresso dalla biografia di artisti come Van Gogh, che vive isolandosi fino a spingersi al suicidio, o Gauguin, che cerca nella fuga nei mari del sud ispirazione per il proprio lavoro.



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