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Con la crisi dei Comuni nell'Italia centro-settentrionale, le città vengono inglobate in piccoli Stati regionali, retti da Signorie.



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Questa trasformazione deriva dai conflitti interni ai Comuni e dal forte sviluppo dei commerci e delle attività produttive, che ha determinato vistose differenze tra piccole e grandi realtà territoriali.

Ora le città vogliono controllare la campagna, a partire dalle vie d'accesso, e la produzione agricola. La crescita dei commerci, inoltre, rende necessario per molte città dell'interno uno sbocco sul mare che dia accesso ai porti mercantili: così Firenze conquista Livorno e Pisa, mentre Milano tenta di ottenere il controllo di Genova.

Anche il contesto culturale registra mutamenti significativi. Il Signore affida agli uomini di arte e di lettere, gli Umanisti, importanti compiti e, in primo luogo, quello di dare prestigio alla propria famiglia. Le residenze signorili divengono dei veri e propri centri di cultura, dove letterati ed artisti possono affermarsi e fare conoscere il frutto del proprio ingegno.

Nasce, in questo clima fervido, il Rinascimento. Le principali città italiane che svolgono tale ruolo nella diffusione della cultura sono Firenze (con i Medici), Roma (i papi), Urbino (i Montefeltro), Milano (gli Sforza), Mantova (i Conzaga), Ferrara (gli Estensi), Napoli (gli Aragonesi).

Alcune città poi si specializzano in particolari discipline: Padova (studio delle antiche iscrizioni) e nell'archeologia; Firenze nella filosofia e nella filologia (studio delle lingue antiche); Urbino nella matematica.



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