Antonio

Scultore elegante, raffinato, di gusto classico, anzi neoclassico. Uno dei migliori a cavallo fra '700 e '800. Stento a darle del tu...



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Ben ritrovato, signor Canova.
Buongiorno a te, messere...

E allora continua pure a darmi del lei. Vorrei che mi parlasse del segreti del suo stile. Quell'estrema morbidezza e trasparenza che lei sapeva conferire al marmo... Quella sua predilezione per le linee curve... Quell'armoniosa fluidità dei volumi... Quella compostezza delle sue figure mitologiche...

Come ci arrivò? Come giunse a tanta grazia?
Che vuoi che ti dica?... Posso spiegarlo in parte, con la mia naturale inclinazione veneta: Nacqui a Possagno, vicino a Treviso, nel 1757... o forse posso spiegarlo un po' meglio con il mio amore per l'armoniosa arte degli antichi... Quand'ero studente dell'Accademia a Venezia, passavo ore a contemplare i calchi in gesso delle òpere antiche raccolti nella galleria Farsetti. Senza dubbio quel modo di concepire le figure m'influenzò. Anche se le mie prime prove di scult­re, almeno fino al gruppo marmoreo con Dedalo e cara furono realizzate nel solco della tradizione barocca.

Quando diventò veramente famoso?
Più tardi, dopo che mi trasferii a Roma nel 1781. L'opera che mi rivelò fu il Teseo vittorioso: ora è in un museo di Londra, il Victoria and Albert Museum. Intanto a Roma ebbi nuove occasioni di studiare i modelli dell'arte ellenistica, e così si sviluppò ancor meglio la mia aspirazione a realizzare un'arte colta, nutrita di modelli classici, eppure originale nell'invenzione, capace di creare immagini nuove in un linguaggio antico.

Quando cominciò a essere apprezzato anche in Europa?
Credo dopo che ebbi realizzato, fra il 1783 e il 1792, i monumenti sepolcrali per Clemente XIV e Clemente XIII: il primo nella chiesa dei Santi Apostoli, il secondo nella basilica di San Pietro. In entrambi, sotto la figura del pontefice, una porta aperta sul buio affiancata da figure allegoriche in atteggiamento dolente o mistico allude al mistero della morte. Una bella trovata, devi ammettere.
Tutti la lodavano, tutti l'apprezzavano... Non proprio tutti. Certi critici mi accusavano di non saper affrontare il genere eroico. Così li misi a tacere scolpendo, dopo il 1796, le due figure dei pugili Creugante e Damosseno e il grande gruppo con Èrcole e Lica, che però finii soltanto nel 1815... Intanto, nel 1802, ero stato a Parigi dove avevo avviato un'intensa attività per Thomas Lawrence, Ritratto di Canova, conservato nella Gipsoteca Canoviana di Possagno, Treviso Napoleone. Quel lavoro culminò nella scultura della statua dello stesso Bonaparte che immaginai nudo come un eroe antico.

Ma non realizzò solo quell'opera per la famiglia dell'Imperatore...
Certamente... un altro mio lavoro molto apprezzato, della stessa epoca che mi dicono tutt'oggi molto ammirato, è la Paolina Bonaparte Borghese come Venere vincitrice. La conosco anch'io. Davvero un eccellente lavoro.
Sono contento che tu sia di questo parere. Vedi non gioco a fare il finto modesto. Fui un uomo di successo, un artista che piaceva alle classi elevate. Ebbi anche un'altra fortuna, se così posso dire...

Quale?
Quella di morire nel 1822 a Venezia, quando avevo vissuto ormai abbastanza... 65 anni... ma non tanto da assistere al declino dell'arte neoclassica in cui credetti con tutta la mia vocazione e tutta la mia cultura. Ancora in vita fui acclamato come uno dei massimi artisti del mio tempo e come il massimo rappresentante del neoclassicismo europeo.

Complimenti...
Ero bravo e sapevo di esserlo... Ed ero, se mi è permesso dirlo, anche orgoglioso. Lo so, qualcuno pensava che questo fosse un grave peccato. Ma vedi, credo proprio che la vanità sia un peccato naturale degli artisti, da sempre: un peccato che il successo mondano ha fatto sempre perdonare. Almeno, io penso così... Forse è vero. Sono contento che anche tu sia d'accordo. Addio.



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